• La Redazione

Intervista a Don Michele Flocchini

Aggiornato il: 16 dic 2019


La prima intervista è andata talmente bene che non possiamo che proporvi un secondo appuntamento!

nuovo ospite per il nostro Blog: Don Michele, curato dell'Oratorio San Giovanni Bosco di Gardone.

Siete curiosi? non resta che mettervi comodi

Come passa le sue giornate un prete?

La giornata per un prete è molto varia; il sacerdote inizia la sua giornata pregando, per pregare si usa il Breviario che riporta una serie di Salmi e letture bibliche che aiutano a meditare sulla parola di Dio; una volta finito, si iniziano le attività normali, incontrando persone e iniziando a pianificare gli incontri del pomeriggio della sera. Una volta al mese partecipiamo ad un ritiro con gli altri sacerdoti. In altri casi seguiamo incontri di formazione specifica a Brescia. Quindi, non tutte le settimane sono uguali, ma anche i singoli giorni sono molto vari tra loro: i primi giorni del mese ci sono programmati gli incontri dedicati ai malati, dove li si incontra. Durante il pomeriggio seguo prevalentemente i tre oratori: Gardone, Inzino e Magno. La sera sono presenti tanti incontri diversi, coi catechisti, con il consiglio pastorale o con il gruppo adolescenti. Chiaramente, ogni incontro va preparato al meglio. Poi, tutti i giorni c’è la messa che io di solito celebro la sera alle 18.30 a Santa Maria degli Angeli.

Da che paese provieni?

Io vengo da Provaglio Val Sabbia, un piccolo paese vicino a Sabbio Chiese e Vestone. Lì ho vissuto da quando avevo 15 anni. Ci stavo prevalentemente d’estate, quando tornavo dal seminario. Sono nato ad Odolo, poco distante, a circa 9 chilometri

Quando è nata la tua vocazione?

La vocazione è un cammino che vivi dentro il tuo cuore. La chiamata per me è arrivata quando ero fanciullo: facevo il chierichetto, mi piaceva andare a messa, aiutando il sacerdote se c’era bisogno. Sono entrato in seminario in terza media. L’esperienza con i missionari Comboniani, con i quali partecipavo ciclicamente a degli incontri, è stata importante per la mia vocazione, ha allargato i miei orizzonti, perché ho visto tanta povertà e situazioni diverse. In quel contesto è nato il mio desiderio di entrare in seminario, di scegliere il Signore come centro della mia vita. La vocazione è un cammino che fai con il Signore ascoltando la gioia che lui ti mette nel cuore.

Come l’hanno presa in famiglia?

I miei genitori l’hanno presa bene, mentre con gli amici ho fatto più fatica. È una scelta che ti stacca, ci si vede chiaramente di meno. Anche durante il seminario non ci si vedeva durante la settimana, facendo così fatica a portare avanti il rapporto di prima. Ad ogni modo mi fa piacere vedere che qualcuno viene ancora a cercarmi… e fra qualche mese sposerò uno di questi amici, un segno significativo che fa capire che la tua scelta non ha rotto il rapporto

Perché è importante pregare?

Quando si prega si parla con il Signore. Tutto è dono suo, quindi volgiamo vivere la nostra vita in sua compagnia. È importante mettere il tuo cuore, la tua giornata, nelle mani del Signore. Il sacrificio più bello che si può fare al Signore è l’offerta della propria vita. La forma più alta di preghiera è la Messa, perché è proprio la preghiera di Gesù che consegna la sua vita al Padre

Quanto è importante aiutare le persone bisognose?

Aiutare le persone, come dice papa Francesco, è un’urgenza che bisogna assolutamente fare. Da bravi cristiani non dobbiamo chiuderci nei nostri problemi e nelle nostre tristezze. Aiutare le persone bisognose è come aiutare Gesù.

Che idea ti sei fatto della comunità di Gardone?

La gente è buona e disponibile. Mi è sembrato comunque di capire che la dispersione della comunità sia tanta durante l’anno, ci si stringe attorno per lo più in alcuni momenti specifici, caratteristici di ogni frazione. A mio parere viviamo un contesto generale che richiede una riscoperta della fede, soprattutto per quanto riguarda i giovani. C’è bisogno di annuncio del Vangelo.

L’oratorio è frequentato da tanti giovani? anche stranieri e non cattolici?

Gardone Val Trompia ha tre oratori, uno per ogni frazione. Quello più frequentato è quello di Gardone. Ci sono molti ragazzi, anche stranieri. Si cerca di dare loro delle regole, così da trasmettergli l’importanza del rispetto del posto. All’oratorio si ha l’opportunità di stare in contatto con altre culture e altre religioni.

Vai spesso a trovare persone malate?

Sì, cerco di andare almeno una volta al mese. Essendo il primo anno sto ancora conoscendole. Il numero è grande e si cerca di fare il possibile.

Ti piacerebbe andare nei paesi del Terzo Mondo a dare il tuo contributo?

Io penso che la missione sia importante sia qua che là. Più che andare a fare assistenzialismo, è meglio cercare di aiutare i paesi del Terzo Mondo a creare le condizioni per raggiungere una certa autonomia e un necessario impegno per il proprio paese. Per il momento ritengo comunque che la mia missione sia soprattutto qua, cercando di dare un aiuto a chi ha bisogno, nel nome di Gesù.

Perché i preti non si sposano?

Il matrimonio è un altro tipo di chiamata rispetto al sacerdozio. Il Signore ci chiede una vita diversa, fatta indipendentemente da una famiglia particolare. La Chiesa chiede ai Sacerdoti di non sposarsi perché guarda a Gesù: Gesù stesso non si è sposato, una testimonianza che ricorda che un domani, nel Regno dei Cieli, non si sarà più sposati, si riconosceranno i propri cari, le persone a cui si vuole bene, ma il cuore sarà dato totalmente a Dio.

Spesso i preti appaiono in televisione (Don Matteo, Don Camillo, Don Luca, Don Tonino, Don Fumino), cosa ne pensi?

Solitamente si cercano di far emergere alcuni lati specifici in questi sacerdoti: il prete investigativo (Don Matteo), il prete coraggioso (Don Camillo)… Chiaramente sono figure romanzate, i preti nella realtà sono inevitabilmente diversi

Quando devi trasferirti in un altro paese e ricominciare tutto come ti senti? è complicato lasciare le persone che conoscevi?

Questo è forse il lato più difficile per me. Il fatto di dover lasciare una parrocchia richiede tanta Fede, così da rimettersi nella mani del Signore. E per questo lo si fa con gioia. Oggi, fortunatamente, i mezzi di comunicazione e le possibilità di spostarci con grande facilità, ci permettono di stare a maggior contatto con le persone. Bisogna sempre ricordare che il ruolo del prete va sempre interpretato in base alla comunità che ci accoglie, e non può essere portato avanti in modo universale: tu porti i tuoi doni che poi devi contestualizzare in un luogo diverso. È difficile ma non bisogna aver fretta.

Quale è il tuo sogno?

Ne ho tanti! penso che la mia felicità dipenda anche da quella degli altri. Il mio sogno è quello che le persona che ho vicino possano realizzare la propria vita nel bene, nel meglio, e trovino la felicità. Il mio sogno è che la mia vita non sia mai inutile, ma un dono riuscito anche per gli altri.

Domanda Bonus. Massimo è bravo a fare il Barista?

Certo. È molto bravo, sempre presente, disponibile e fa un caffè veramente buono!


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